Morte assistita a carico del Servizio Sanitario, Viva la Vita Italia presenta un esposto
In Lombardia, a seguito di una morte medicalmente assistita, chiesta alla magistratura una verifica indipendente sul rispetto dei limiti stabiliti dalla Corte costituzionale, sulle modalità della procedura e sull’effettiva autosomministrazione del farmaco
Castenedolo (Brescia), 4 settembre 2026 - In seguito alla morte medicalmente assistita avvenuta il 25 agosto 2026, organizzata e attuata nell’ambito e a carico del Servizio Sanitario Regionale della Lombardia, è stato presentato un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio, con richiesta di accertamenti, da parte di Viva la Vita Italia ODV-ETS, rappresentata dal presidente e legale rappresentante Giacomo Gigliotti.
L’iniziativa riguarda una vicenda di particolare rilevanza sanitaria, giuridica e istituzionale: secondo le informazioni pubblicamente diffuse, il Servizio Sanitario Regionale lombardo non si sarebbe limitato a verificare le condizioni della persona interessata, ma avrebbe organizzato direttamente la fase attuativa della procedura, mettendo a disposizione l’assistenza sanitaria, il personale, il farmaco, la strumentazione, il sistema di autosomministrazione e una struttura sanitaria.
Tutto ciò è avvenuto in assenza di una specifica legge nazionale che disciplini in modo organico la morte medicalmente assistita e le prestazioni poste a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
La materia continua infatti a essere regolata attraverso l’articolo 580 del Codice penale, le pronunce della Corte costituzionale e le norme generali già vigenti, mentre i disegni di legge nazionali sulla morte medicalmente assistita risultano ancora nell’iter parlamentare, vedi Senato Italiano – DDL S. 104.
Viva la Vita Italia precisa che l’iniziativa non intende mettere in discussione la scelta personale compiuta dalla persona interessata, né formulare accuse preventive nei confronti di medici, operatori sanitari, dirigenti, amministratori, associazioni o rappresentanti istituzionali.
La finalità dell’esposto è esclusivamente quella di chiedere a un’autorità terza e indipendente di verificare, mediante l’acquisizione della documentazione originale, se siano state integralmente rispettate tutte le condizioni sostanziali e procedurali richieste dall’ordinamento per l’applicazione della circoscritta area di non punibilità, relativa all’articolo 580 del Codice penale.
Gli accertamenti richiesti
Viva la Vita Italia chiede in particolare alla magistratura di verificare:
- l’esatto luogo, la dinamica e le modalità con cui è stata eseguita la procedura;
- quali atti sanitari e amministrativi abbiano autorizzato l’impiego di personale, farmaci, dispositivi, locali e risorse del Servizio Sanitario Regionale;
- la presenza congiunta di tutte le condizioni indicate dalla Corte costituzionale;
- la piena capacità della persona di assumere una decisione libera, consapevole, attuale e non condizionata;
- quali trattamenti siano stati considerati trattamenti di sostegno vitale e sulla base di quali valutazioni cliniche e medico-legali;
- l’effettiva informazione sulle cure palliative, sulla terapia del dolore, sulla sedazione palliativa e sulle alternative assistenziali concretamente disponibili;
- l’acquisizione, prima dell’esecuzione della procedura, del parere definitivo del Comitato etico territorialmente competente;
- l’effettiva volontarietà della partecipazione del personale medico e infermieristico.
La sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale ha individuato una circoscritta area di non punibilità dell’aiuto al suicidio, subordinandola alla presenza congiunta di specifiche condizioni: patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute assolutamente intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e piena capacità di prendere decisioni libere e consapevoli.
La Corte ha inoltre previsto che le condizioni e le modalità della procedura siano verificate da strutture pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale, previo parere del Comitato etico territorialmente competente. La pronuncia non ha tuttavia introdotto un generale diritto a ottenere dallo Stato o da terzi un aiuto a morire, ma ha delimitato una specifica e rigorosa area di non punibilità.
Verifica dell’effettiva autosomministrazione
Un punto centrale dell’esposto riguarda l’effettiva autosomministrazione del farmaco.
Viva la Vita Italia chiede di accertare quale azione personale, autonoma e volontaria sia stata materialmente compiuta dalla persona interessata per attivare il dispositivo e se l’avvio, la prosecuzione e il completamento della somministrazione siano dipesi esclusivamente da tale azione.
Dovrà inoltre essere verificato se un medico, un infermiere, un familiare o un’altra persona presente abbia materialmente attivato, proseguito o completato, anche soltanto in parte, la somministrazione.
La distinzione tra l’aiuto al suicidio e la materiale somministrazione del farmaco da parte di terzi assume infatti una rilevanza fondamentale ai fini della qualificazione giuridica dell’accaduto.
Cure palliative e alternative disponibili
L’esposto chiede anche di accertare se la persona sia stata informata in maniera completa e documentata:
- sulle proprie condizioni cliniche;
- sulle terapie disponibili;
- sulle possibilità di controllo del dolore e degli altri sintomi;
- sull’accesso alle cure palliative;
- sulle modalità assistenziali disponibili;
- sulla possibilità, ove clinicamente indicata, della sedazione palliativa profonda continua.
Viene inoltre richiesta l’acquisizione della documentazione che attesti quali alternative siano state effettivamente proposte e quale sia stata la posizione espressa dalla persona rispetto a ciascuna di esse.
Atti e responsabilità del Servizio Sanitario Regionale
Viva la Vita Italia domanda alla magistratura di ricostruire l’intera catena sanitaria, amministrativa e decisionale che ha condotto all’organizzazione della procedura.
In particolare, si chiede di verificare quali organi o dirigenti abbiano autorizzato:
- la disponibilità e l’utilizzo della struttura sanitaria;
- l’impiego del personale medico e infermieristico;
- l’approvvigionamento, la preparazione e l’utilizzo del farmaco;
- la predisposizione del dispositivo di autosomministrazione;
- l’organizzazione complessiva della procedura;
- l’utilizzo delle risorse del Servizio Sanitario Regionale.
L’esposto chiede inoltre di ricostruire le interlocuzioni intervenute tra ASST, Regione Lombardia, Direzione Generale Welfare, Comitato etico e gli altri organismi coinvolti.
«Non chiediamo una condanna preventiva e non intendiamo trasformare una vicenda umana dolorosa in uno scontro ideologico. Chiediamo però che venga verificato con rigore se una procedura di morte medicalmente assistita, organizzata e posta a carico del Servizio Sanitario Regionale in assenza di una legge nazionale specifica, sia stata attuata nel pieno rispetto dei limiti stabiliti dalla Corte Costituzionale. Quando vengono utilizzati personale, farmaci, strutture e risorse della sanità pubblica, trasparenza, legalità e tutela delle persone vulnerabili devono essere garantite in modo assoluto. Vorremmo che lo Stato e le Regioni finanziassero maggiormente la ricerca scientifica e garantissero cura e assistenza alle persone gravemente malate. Temiamo una deriva bioetica sul fine vita, che rischia di essere erogato come una normale prestazione sanitaria», ha dichiarato Giacomo Gigliotti, presidente di Viva la Vita Italia ODV–ETS
Con questa iniziativa, Viva la Vita Italia chiede alla magistratura di svolgere gli accertamenti ritenuti necessari e di valutare se tutte le condotte concretamente poste in essere siano rimaste integralmente all’interno dell’area di non punibilità delineata dalla Corte costituzionale o se emergano fatti penalmente rilevanti o altre circostanze meritevoli di approfondimento.
L’associazione ribadisce che l’esposto non attribuisce preventivamente responsabilità a nessuno, ma richiede una verifica completa, oggettiva e documentale nell’interesse della legalità, della tutela della vita, dell’autodeterminazione della persona, della protezione dei soggetti vulnerabili e dell’autonomia professionale dei sanitari.
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